amos2Sono Amos ho 20 anni e vivo a Malnate da circa 4 anni.

Ho frequentato le scuole medie a Vedano Olona. Finite le scuole medie, ho scelto di frequentare un corso professionale, per meccanico autoriparatore, all’Enaip di Varese. Nel 2018, durante il mio periodo scolastico, ho scelto di intraprendere un percorso parallelo avvicinandomi al mondo del soccorso presso l’Sos Malnate.

Come motivazione, tanta curiosità e voglia di aiutare il prossimo.

Ho frequentato questo corso per circa nove mesi, superando prima l’esame per operare sulle ambulanze non in emergenza e successivamente, dopo un altro esame, ho raggiunto la certificazione di soccorritore esecutore nell’ambito dell’emergenza sanitaria. Nel nostro corso e successivamente all’interno del gruppo di tutti i soccorritori di SOS Malnate si è formato un legame difficile da spiegare e un senso di fratellanza e amicizia che raramente avevo incontrato nella mia vita.

Avevamo e abbiamo un unico scopo, quello di aiutare gli altri, cosa che facciamo tuttora con grande dedizione, sacrificio e amore.

Mi sono innamorato di questo mondo e in seguito ho deciso di trasformare il volontariato in attività lavorativa. Dopo svariati tentativi ho ricevuto una proposta di lavoro presso un’associazione di soccorso nel milanese. Ho accettato, svolgendo mansioni di capo equipaggio sulle ambulanze di emergenza sanitaria e di capo servizio sui centri mobili di rianimazione come supporto al medico rianimatore e a un infermiere professionale. A novembre 2020 ho deciso di avvicinarmi un po’ di più a casa, e ho accettato la proposta di un’associazione onlus, la Sos dei laghi, che dopo un colloquio mi ha confermato e dove sto lavorando tuttora.

Questa fantastica associazione mi ha accolto con entusiasmo. Anche qui sin da subito ho stretto con i colleghi un forte legame, dove, tra risate e amicizia, ho riscontrato tantissima professionalità.

Da un anno a questa parte, come tutti, stiamo vivendo un incubo: il modo di operare e soccorrere è cambiato radicalmente.

Nessuno di noi avrebbe mai pensato di poter vivere una situazione del genere.

Giorno dopo giorno i casi aumentavano, eravamo tutti terrorizzati da questo virus che nessuno conosceva, eravamo spaventati e all’inizio brancolavamo nel buio dell’incertezza. Missione dopo missione vedevamo gli occhi pieni di paura e di lacrime di chi aveva i sintomi, e vedevamo i parenti dei pazienti scoppiare in pianti senza fine per la paura di non rivedere più i propri cari. Era davvero straziante cercare di consolare e rassicurare, senza sapere effettivamente cosa sarebbe potuto accadere al nostro paziente.

amos1Ricordo ancora e credo non scorderò mai la mia prima uscita su un paziente positivo al Covid 19.

Era un sabato notte in rientro da una precedente missione, veniamo attivati per un codice rosso sul territorio di Malnate.

SOSPETTO COVID.

Giunti sul posto indossiamo i DPI individuali forniti dall’associazione e entriamo nell’abitazione senza sapere cosa ci potesse aspettare. Veniamo accolti dalla moglie in lacrime che ci porta dal marito che non respirava più. Iniziamo il protocollo di rianimazione richiedendo il supporto dell’automedica. Dopo un’ora di rianimazione e vari tentativi di rianimarlo con l’ausilio di farmaci salvavita senza risultato, il medico ha purtroppo constatato il decesso.
La moglie, in un pianto disperato, era con i figli al telefono che davanti a tale disgrazia purtroppo non potevano neanche raggiungere l’abitazione dei genitori per poter salutare un’ultima volta il proprio caro.

È stata la cosa più forte e triste che mi sia capitata.

In ambulanza, al rientro in sede, nessuno parlava, c’era il silenzio più totale, eravamo scioccati e sconvolti da cosa potesse fare questo virus. In sede, siamo scoppiati tutti in un pianto dirotto, tra dispiacere e paura ma facendoci forza l’un l’altro. Quella notte ha segnato un po’ le nostre vite. Da quel giorno combatto insieme ai miei compagni, medici, infermieri e tutto il personale ospedaliero contro questo mostro.

Ogni giorno indosso una divisa, sia come volontario che come dipendente per aiutare il prossimo e far sì che non succeda più ciò che ho visto e provato quella notte. Il nostro compito è entrare nelle case di centinaia di persone, che ci chiedono aiuto, sia covid oppure no. E noi ci siamo sempre, con la stessa paura di un anno fa ma con molta più consapevolezza del fatto che possiamo e dobbiamo farcela.

Vorrei ringraziare tutti i miei colleghi e amici che nonostante la paura, la fatica e la stanchezza, ci mettono il cuore in ciò che fanno, ritagliando del tempo dalle loro vite per aiutare gli altri.

Vorrei a questo punto fare una mia riflessione e un appello a chi mi leggerà.
Aiutateci ad aiutare, indossate le mascherine! Anche a noi danno fastidio, non fanno respirare, ma è per il bene di tutti, mantenete le distanze il più possibile, non costa nulla ma potrebbe salvare una vita.

Tutto questo per poter ritornare a vivere, si, perché ho 20 anni e anche a me mancano le serate di divertimento, come mancano a tutti, non vedo più amici nè familiari da un anno e mi manca tantissimo. Ma soprattutto perché fa male al cuore vedere la gente soffrire e morire per questo virus.

Grazie.

Amos, uno dei tanti soccorritori.

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